E se la tripofobia fosse solo disgusto?

E se la tripofobia fosse solo disgusto?

È la conclusione cui sono arrivati alcuni ricercatori americani del Department of Psychology, Emory University, Atlanta.

Un gatto che si nasconde

Come ormai noto, la tripofobia è la paura dei buchi: i soggetti tripofobici provano disgusto e malessere alla visione di immagini e oggetti composti da buchi ravvicinati.
Ad oggi sono ancora in corso studi a riguardo per comprendere cosa origina questa paura irrazionale e quale meccanismo scatta negli individui tripofobici: il mondo scientifico non riconosce la tripofobia come fobia.

A differenza di uno dei primi studi condotti nel quale la tripofobia viene trattata come una vera e propria fobia (anno 2013), nello studio citato di seguito, i ricercatori sono giunti ad un altra conclusione.

La tripofobia è disgusto, non una fobia.

Nel 2018 Vladislav Ayzenberg​, Meghan R. Hickey, Stella F. Lourenco hanno condotto uno studio su due gruppi di studenti sfruttando la pupillometria.
La pupilla dell’uomo cambia dimensioni e si dilata quando siamo impauriti: i ricercatori hanno quindi registrato le risposte della pupilla dei soggetti studiati mentre venivano sottoposti alla visione di immagini tripofobiche e neutre.
A 85 studenti universitari sono state mostrate immagini di buchi, di animali minacciosi (ragni e serpenti) ma anche immagini neutre. Le reazioni registrate hanno portato gli studiosi ad affermare: “la risposta pupillare è coerente con il coinvolgimento del sistema nervoso parasimpatico e suggerisce una risposta di disgusto, non di paura, alle immagini di buchi”

primo piano di un occhio

Traducendo l’introduzione dello studio, che potete trovare nella sua interezza a questo link https://peerj.com/articles/4185/, si legge:

“Un’avversione insolita, ma comune, per le immagini con gruppi di buchi è nota come tripofobia. Ricerche recenti suggeriscono che le reazioni tripofobiche sono causate da proprietà spettrali visive presenti anche nelle immagini avversive di animali che minacciano l’evoluzione (ad esempio serpenti e ragni). Tuttavia, nonostante proprietà spettrali simili, non è noto se esista una risposta emotiva condivisa a buchi e animali minacciosi. Mentre i serpenti e i ragni sono noti per suscitare una reazione di paura, associata al sistema nervoso simpatico, i rapporti aneddotici di tripofobi auto-descritti suggeriscono reazioni più coerenti con il disgusto, che è associato all’attivazione del sistema nervoso parasimpatico. Qui abbiamo usato la pupillometria in un nuovo tentativo di scoprire la distinta risposta emotiva associata a una risposta tripofobica ai buchi. In due esperimenti le immagini di buchi hanno suscitato una maggiore costrizione rispetto alle immagini di animali minacciosi e immagini neutre. Inoltre, questo effetto, si è verificato quando si controlla il livello di eccitazione e si tiene conto della risposta del reticolo della pupilla. Questo modello di risposta pupillare è coerente con il coinvolgimento del sistema nervoso parasimpatico e suggerisce una risposta di disgusto, non paura, alle immagini di buchi. Sebbene l’avversione generale possa essere radicata in proprietà spettrali visive condivise, proponiamo che l’emozione specifica sia determinata dalla valutazione cognitiva del contenuto distinto dell’immagine.”

Purtroppo sono pochi studi e ricerche di questo tipo: per lo meno non è facile reperirli online e da fonti certe.
Questa ricerca è sicuramente molto interessante anche perché è un chiaro segnale che la comunità scientifica è interessata a saperne di più sulla tripofobia.

Qualora vengano pubblicati nuovi studi e nuovi materiali li riporterò nel blog.

1 comment

  1. Pingback: Paura dei buchi sulla pelle e tripofobia: chiarimenti.

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